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IL PRIMATO NAZIONALE - Paolo Bargiggia: "La dittatura Juve e i falsi alibi dei perdenti che preoccupano il calcio italiano"
15.05.2018 14:17 Fonte: Paolo Bargiggia per il PrimatoNazionale.it

Gli juventini godono per il settimo scudetto consecutivo, i napoletani rosicano, gli altri – Inter e Milan in testa – si chiedono come fare per tornare competitivi. Detto cosi’ può sembrare uno sfottò da Bar Sport, ma l’ennesimo successo, netto, impietoso del club bianconero lancia un allarme per chi ha a cuore il futuro del calcio italiano, la sua competitività ed il suo appeal: se gli altri club non si organizzeranno seriamente, invece di accampare scuse e gridare ad inesistenti complotti, la Juventus, di scudetti,  rischia di vincerne 10-15-20 di fila; troppo elevato è il gap con le altre squadre. E la differenza sul piano tecnico è da leggere solo come l’atto conclusivo degli strabilianti successi del club di Andrea Agnelli; il resto è fatto da una programmazione che non ha eguali.

Come valore assoluto, non è la Juve che è troppo capace, se riferito ai migliori club europei, ma sono gli altri club che si gestiscono in maniera primitiva, raffazzonata, opportunistica e disarmante. Prendete il Napoli: per le strutture e la programmazione di De Laurentiis, il secondo posto di quest’anno ha il senso di un miracolo sportivo. Il club allenato da Sarri non ha uno stadio di proprietà, il San Paolo è fatiscente. Non ha un centro di allenamento proprio e quello dove si allena a Castel Volturno, come spiegava in passato Benitez, non è all’altezza di un top club per strutture ed organizzazione. Il Napoli non eccelle da anni nel settore giovanile, lo trascura e non porta ragazzi in prima squadra, infarcendola invece di stranieri presi a basso costo e poi rivenduti con plusvalenze altissime. De Laurentiis ha il diritto di gestire il club di sua proprietà come meglio crede, ma non quello di giocare con i sentimenti e la fragilità della media dei tifosi del Napoli, parlando di  “squadra penalizzata di 8 punti dal Var…”.

O, come ha fatto Sarri che al limite del grottesco ha parlato di “scudetto perso la sera in albergo a Firenze  e non sul campo…”, riferendosi a Inter-Juve con la mancata espulsione di Pijanic, seguita il giorno successivo dalla sconfitta con la Fiorentina  per 3 a 0. Dichiarazioni ingannevoli destinate soltanto ad aprire una voragine tra la Juventus e le altre. Creando un clima di tensione sociale e sportiva di cui non se ne sente proprio il bisogno. Se le lacune del Napoli sono così evidenti e amplificate dal fatto che la formazione di Sarri è stata fino all’ultimo la rivale della Juve per lo scudetto, più sottili, ma tremendamente penalizzanti sono stati i ribaltoni e gli errori di gestione di club dal passato glorioso come Inter e Milan. Il primo è passato dalle mani generose e spesso bucate di un imprenditore –tifoso e vincente –  come Massimo Moratti alla gestione di uno speculatore internazionale come Ereik Thohir, attraverso una iniziale cogestione del club con il petroliere milanese. Inter usata senza cuore, come un asset qualsiasi per fare business, poi ceduta con plusvalenza  e rientro dal debito al Gruppo Suning: progetti, programmi, calciatori, dirigenti e allenatori, cambiati in maniera bulimica con effetti pesanti sulla squadra.

Il Milan invece era stato trascurato pesantemente negli ultimi anni della gestione Berlusconi, con una drastica riduzione negli investimenti e poca chiarezza nel progetto tecnico, prima di finire nelle mani del misterioso affarista cinese mister Lee.  La Juventus di Allegri intanto collezionava scudetti e Coppe Italia: quattro consecutive. Insieme ad altri record: nessuno aveva mai vinto 7 scudetti di fila in Italia; 29 le vittorie in campionato fin qui; 22 partite senza subire gol. Con una difesa di ferro: solo 23 le reti incassate. E a marzo, record eguagliato di 10 partite di fila senza subire reti.  I meriti della Juve sono così evidenti nel tempo che le strumentali polemiche dei napoletani sono soltanto grottesche.

Quel che servirebbe per evitare una pesantissima Dittatura Juve, sarebbe far tornare il progetto tecnico al centro di tutto. In qualche modo, col diesse spagnolo Monchi ha cominciato a farlo la Roma e in una sola stagione i risultati si sono visti. Il club di Pallotta si è tenuto il più possibile lontano da polemiche, piagnistei e grida al complotto. Ha lavorato sottotraccia per diventare grande. Al contrario, ha strillato molto la Lazio, peccato perché il progetto di Lotito è piuttosto valido sul piano tecnico e gestionale; Simone Inzaghi è un ottimo allenatore.  Ma sentirsi sempre troppo sotto tiro, crea alibi e cali di tensione. Con alle spalle la sfida Champions con l’Inter ancora tutta da vivere.

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