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IL GRAFFIO - Antonio Corbo: "Inter, Juventus, Napoli: parla un arbitro pentito"
01.03.2021 10:40 Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

È la vittoria che spegne il telefonino di Aurelio De Laurentiis. Nella sua prima notte di quiete il Napoli non deve più cercare, consultare, nascondere allenatori. Imbronciato e muto, rimane Gattuso. Sconfitto in Supercoppa dalla Juve il 20 gennaio entra nel ciclo nero, seguono infortuni, Covid, sbandate, tensioni con la società. Il Napoli era in gabbia. Lo libera la 14esima vittoria, fine di un incubo o l’inizio di una risalita, che pensa Gattuso? Il Napoli che paga ingaggi per 105 milioni netti e figura tra i primi 20 club in Europa può rientrare nel milionario giro Champions? Il Napoli vi è riuscito sei volte. Mazzarri, Benitez, Sarri, Ancelotti. È in tempo anche Gattuso, turbato da critiche, voci di dentro, latente sfiducia?

 

Sono domande che non trovano risposte nella comoda vittoria su un flebile Benevento. Ma sono legittime dopo i segnali di ripresa fin dal secondo tempo della partita con il Granada, quando il Napoli passò da una formula tattica sconsiderata ad una energica reazione. La vittoria lo porta al sesto posto accanto alla Lazio, ma i 43 punti hanno una partita in più per essere corretti, quella con la Juve. Già, la Juve. Ormai una ossessione. Una rivalità che si riaccende. Dopo la virulenta controversia nei tribunali sportivi per la partita non giocata il 4 ottobre, ecco una nuova vampata di livori. Ci si mette Daniele Orsato di Schio, si iscrive alla breve lista di arbitri pentiti, confessando un errore che condizionò la lotta per lo scudetto nella primavera 2018. Ospite di Enrico Varriale a “Novantesimo minuto”. Ammette che doveva espellere lo juventino Pjanic per un fallo sull’interista Rafinha, l’ha detto lui adesso, non è mai troppo presto perché gli arbitri riconoscano gli errori, e la svolta autorizzata dal nuovo presidente dell’Aia, Alfredo Trentalange, accende dopo la Var un’altra una luce su una giustizia sportiva che si è spesso ravvolta di buio e sabbia. Era l’ultimo Napoli di Sarri, lui che per primo ha dimenticato l’amarissima serata del 18 aprile 2018. I tifosi ricordano con rammarico che si consegnò alla Juve soltanto un anno dopo, estate 2019. Nel futuro del Napoli il suo nome perde quota ora che Gattuso può riprendere in serenità il suo percorso.

 

Al quarto posto mancano 33 punti in 15 partite, la soglia è a 76. Impresa possibile ma non facile. Il Napoli viaggia ad una media punti di 1,86, deve elevarla a 2,20. Qualcosa di nuovo ieri si è visto. Una coincidenza tra modulo e formazione. Nella difesa a quattro svettano Di Lorenzo, disordinato ma generoso provocando anche l’assalto del raddoppio, il rassicurante Rramani, Ghoulam promosso per lucidità e corsa, ma favorito da un rivale latitante come Viola. Male solo Koulibaly, espulso per un secondo inutile fallo, a volte sembra ossidato, un periodaccio. Al centro Bakayoko e Fabiàn dominano, restringendo gli spazi dei timidi Ionita, Hetemaj e Schiattarella, peggio ha fatto la difesa del Benevento con la coppia centrale Tuia e Barba, ma soprattutto con gli esterni Foulon e De Paoli, non a caso Politano e Insigne escono da protagonista. Con Mertens che gioca da prima punta, segna, fa rivedere a tratti i bei tempi. Ma sia Mertens che la squadra sono pregati di dare una conferma già mercoledì con il Sassuolo. Meglio evitare equivoci e precoce ottimismo. Benvenuto marzo, sarà migliore il mese più matto solo del Napoli?

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