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L'ALLENATORE - Ranieri: "I calciatori della Juventus sembrano impauriti"
20.09.2022 13:56

"Quello che si vede è che i giocatori della Juve non hanno gioia, sembrano impauriti. E’ strano vedere una squadra di Allegri così, ma è sempre difficile dare giudizi”. Lo ha detto Claudio Ranieri, ex tecnico di Juve,Napoli,Inter,Roma, Chelsea e Leicester City, intervenendo ieri sera in diretta telefonica con Affile (Roma) al premio nazionale di calcio «MM7» dedicato al ricordo di Mario Mariozzi, prestigiosa ala destra degli anni 50/60, poi tecnico e Ds di diverse squadre laziali.  Durante la serata si è parlato anche della crisi di talenti nel calcio italiano, della situazione delle scuole calcio con i costi sostenuti le famiglie per far giocare a calcio i ragazzi. «Oggi – ha sottolineato Ranieri- c’è una mancanza di talenti.  Chi calcisticamente nasce adesso deve abituarsi ai ritmi di oggi. I talenti non nascono sempre, ma è così anche nelle altre nazioni». Al Premio Mario Mariozzi hanno partecipato, tra gli altri, l’ex calciatore della Roma Ubaldo Righetti e lo storico team manager della Lazio, Maurizio Manzini, oltre al radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto, Giovanni Scaramuzzino, proprio domenica scorsa inviato per Monza-Juventus. Il premio è andato anche a Giovanni Garofani, giovane portiere della Juventus, originario di Fiuggi (Frosinone).  Il riconoscimento è stato assegnato anche all’eroe di Berlino 2006 Fabio Grosso (oggi tecnico del Frosinone) e al due volte campione del mondo di ciclismo, Gianni Bugno. «Il calcio – ha detto Manzini – vive un momento di transizione e di confusione. Oggi si dovrebbe puntare sui valori sottolineati da chi mi ha preceduto negli interventi, ma purtroppo conta solo il risultato, con tutte le sue conseguenze, soprattutto finanziarie. Sono venuto molto volentieri al Premio Mario Mariozzi per rendere tributo agli sportivi di questo territorio perché da qui, per partecipare a un evento sportivo, significa fare grandi sacrifici. Mi farò portatore con i tecnici e i giocatori della Lazio dell’entusiasmo e dei valori emersi in questa bella manifestazione». Per Ubaldo Righetti «bisogna avere la capacità di tirar fuori il proprio talento, coltivarlo e metterlo in mostra. Il problema non è il giocatore, bensì la gestione che c’è intorno. Una volta c’era un rapporto diretto con il giocatore, oggi non è più così. Quando si giocava a calcio ai miei tempi era diverso, l’educazione era un presupposto importante. Una volta – ha proseguito - gli allenatori dei settori giovanili facevano anche esperimenti, oggi hanno tutto in mano con i social e non lo fanno più per passione. Adesso si parla tanto di giovani, poi in realtà non interessa a nessuno. Sembra più facile acquistare gli stranieri». Secondo Alessandro Ambrosi, ex attaccante Monza, Crotone, Taranto e Pisa «ci sono nel settore giovanile allenatori che spesso non hanno una vera preparazione. Il calcio va insegnato bene ai ragazzi. Oggi succede che “apparecchiano” il campo come se dovesse atterrare un elicottero, poi vedi ragazzi che non sanno stoppare la palla. Servono responsabili validi nei settori giovanili e una seria programmazione. Poi non capisco neanche l’utilità di far giocare gli Under in serie D». Per il giornalista del Gr1 Rai Americo Mancini «oggi c’è un calcio più in astratto che concreto. Anni fa i grandi club cercavano talenti in provincia, bisognerebbe recuperare i territori. Così come sono le scuole calcio, con tutto quello che i genitori pagano, non sono una delle cause della crisi che vive questo sport? E’ un tema da affrontare e risolvere subito. I ragazzini devono andare a giocare a calcio solo per il piacere di farlo, se sono bravi vanno avanti e quelli meno capaci vanno aiutati di più rispetto agli altri. Un altro aspetto da rivedere - ha concluso -  è il rapporto tra il calcio e i diritti televisivi. Il calcio è troppo dipendente dalle televisioni». E Maurizio Manzini ha aggiunto: «Oggi il problema sono anche i genitori». Alla manifestazione sono intervenuti i sindaco di Affile e Trevi nel Lazio, Ercole viri e Silvio Grazioli e il presidente del Premio, l’on. Giuseppe Alveti. «Dal premio – ha affermato Grazioli - parte un messaggio forte di valorizzazione del territorio attraverso lo sport, anche dal punto sociale ed educativo. E’ questo l’insegnamento più importante che ci ha lasciato Mario Mariozzi, un figlio importante della nostra terra, ed è quello che noi oggi dobbiamo cercare di lasciare ai giovani di oggi».  Per Alveti «in un momento di grande crisi come quello che attraversiamo oggi, specie sul pano educativo – ha detto - la figura di un pedagogo come Mario Mariozzi assume ancora più rilievo. Provo emozione vedere che questa manifestazione si consolida sempre di più".

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