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L'ANALISI - Garlando: "Il Milan di Pioli è meno forte di Inter, Juve e Napoli, ma ha la mentalità giusta"
12.05.2022 16:12

A Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport Show, è intervenuto Luigi Garlando, giornalista: “Di impostazione sono assolutamente sacchiano ma il calcio che piace a me non deve essere per forza quello più giusto. Ogni tempo segna una mentalità e all’estero la stanno praticando e noi facciamo fatica. Anche se dobbiamo sottolineare che qualcosa si muove, il livello medio del campionato italiano si è alzato, grazie ad allenatori come Italiano, Tudor, Gasperini che non vanno indietro a difendere ma guardano sempre avanti. Però una finale di Coppa Italia come quella di ieri per certi versi è un po’ sconfortante. L’Inter perde lo scudetto perché va in vantaggio a Bologna, si ritira, poi si trova sotto e non riesce a effettuare il sorpasso. Sotto questo punto di vista il Milan di Pioli merita perché difende attaccando nonostante abbia molta meno qualità di Inter, Juve e Napoli. Spesso sento Sacchi, è un amico. Ogni tanto un filo esagera, gliel’ho detto. Inzaghi rispetto a Conte ha fatto un passo avanti, ha alzato la linea, c’è stato un miglioramento. Però spesso l’atteggiamento è sbagliato. C’è comunque un deposito della tradizione, il nostro calcio per decenni è stato quello e andare oltre non è facile. Oggi hanno la sensazione che il nuovo spaventa, è un rischio, la Juve ne è un esempio. La chiamata di Sarri era quella giusta in bianconero, mancava quel calcio lì. Pirlo ha sbagliato ma cercava il gioco, avrebbe fatto meglio di Allegri perché aveva già impostato un calcio moderno e invece con Allegri sono tornati indietro. Ripetere sempre ‘Vincere è l’unica cosa che conta’ è avvilente. Non accetto sentir dire da Allegri ‘Se vuoi divertirti vai al circo’. Se voglio divertirmi guardo Manchester-Real, vado allo stadio. Pioli rappresenta la mediazione tra i principi moderni e anche un realismo. Sacchi è intransigente in un verso, Allegri in un altro per l’idea di calcio. Pioli invece sa mediare. A Sacchi non è piaciuto il fatto che Pioli abbia cambiato il Milan per vincere a Verona. Per me è stata una genialata, quel 4-1-4-1 con cui ha incartato anche Spalletti ha funzionato. Sacchi però non lo consente perché dice che se cambi tradisci la tua strategia. Lui fa una differenza tra strategia e tattica: la strategia è quella che mantiene sempre la tua forma, con la tattica fai un po’ il furbo per vincere. Riconosce si possa fare i furbi per vincere però mantenendo i principi. Sacchi ha paura che usando troppo le varianti poi ci si abitui. Faceva sempre un esempio lampante: Gullit gli chiedeva ogni tanto, quando la squadra era in difficoltà, di poter buttare la palla avanti al centro dell’area su van Basten. Lui gli rispondeva di no perché se per caso in quel modo si faceva gol poi gli sarebbe stato chiesto di farlo sempre. Un’altra volta, quando era dirigente delle giovanili della Nazionale, Costacurta gli disse: “Mister, la Danimarca gioca come noi. Perché in tutto il mondo ci hanno copiato tranne che in Italia?”. È una considerazione amara perché la lezione di Sacchi è stata accettata di più all’estero che in Italia. Siamo un popolo che è sempre stato dominato, che non ha mai vinto una guerra attaccando ma sempre facendo guerriglia di contropiede. Il calcio è figlio della nostra storia”.

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