Calcio
EINTRACHT FRANCOFORTE - Gotze: "Mi voleva la Juve, ma non giocava la Champions, il gol nella finale dei Mondiali ha cambiato tutto"
19.07.2026 15:04 di Redazione
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In un’intervista concessa a The Athletic, Mario Gotze ha rivissuto ripercorre le tappe fondamentali di una carriera leggendaria. Le pressioni del calcio odierno, i ricordi indelebili della finale Mondiale 2014 decisa all'ultimo respiro contro l'Argentina di Messi e il mancato trasferimento in Italia. Uno dei centrocampisti più iconici del calcio moderno, il classe 1992 oggi gioca all'Eintracht Francoforte in Bundesliga. 

Un viaggio tra momenti di gloria assoluta e riflessioni sincere sulle opportunità di mercato che avrebbero potuto cambiare il suo destino. Poi anche qualche riflessione sui grandi allenatori avuti  e l'infinita ammirazione per Lionel Messi. Con il Mondiale del 2014 che resta comunque il crocevia di una carriera che, ad ora, conta più di 15 trofei. "Quel gol (al 113', ndr) ha cambiato tutto, ma guardando indietro non è stato così semplice. Ero il più giovane, sono finito in panchina dopo le prime partite e ho vissuto un’esperienza diversa: se vinci la finale resti campione del mondo, ma il percorso all'interno del torneo è stato completamente differente".

Il centrocampista tedesco, poi, ha ammesso anche qualche rimpianto sulle scelte di carriera prese dopo l'esperienza al Bayern Monaco conclusa nel 2016. "Forse tornare al Dortmund non è stata la scelta migliore. Avevo altre opzioni in Italia, stavo parlando con la Juventus, e anche due club in Spagna. Purtroppo, però, le squadre italiane e inglesi che mi cercavano in quel momento non giocavano la Champions League, e quella era la mia priorità".

La stima per la Pulga, avversario di una vita, rimane immutata nonostante il peso di quella finale persa dagli argentini. "Messi è unico nel suo genere, è quasi impossibile spiegare come riesca a performare ancora oggi a questo livello. È stato il mio idolo, gli ho chiesto una foto dopo la finale e penso che per lui andasse bene: è l'unica persona che può permettersi di gestire la partita camminando, facendosi trovare pronto nel momento decisivo". Quella foto scattata dopo Argentina-Germania, infatti, è rimasta impressa nella memoria degli appassionati di calcio. 

Infine, l'intervista di Mario Gotze con The Athletic si è conclusa parlando anche del rapporto con gli allenatori avuti in carriera, fondamentali per la sua crescita tattica e umana. In particolare, il tedesco ha parlato di due profili con due approcci totalmente differenti, pvvero Klopp e Guardiola. "Klopp capiva come gestire le persone in modo perfetto, facendoci performare oltre il 100%. Tuchel invece era diverso, un ottimo stratega che ha saputo evolversi nel tempo: al Dortmund era al suo secondo anno e doveva ancora imparare a gestire le dinamiche di un club, ma tecnicamente era molto intelligente".

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EINTRACHT FRANCOFORTE - Gotze: "Mi voleva la Juve, ma non giocava la Champions, il gol nella finale dei Mondiali ha cambiato tutto"

di Redazione

19/07/2026 - 15:04

In un’intervista concessa a The Athletic, Mario Gotze ha rivissuto ripercorre le tappe fondamentali di una carriera leggendaria. Le pressioni del calcio odierno, i ricordi indelebili della finale Mondiale 2014 decisa all'ultimo respiro contro l'Argentina di Messi e il mancato trasferimento in Italia. Uno dei centrocampisti più iconici del calcio moderno, il classe 1992 oggi gioca all'Eintracht Francoforte in Bundesliga. 

Un viaggio tra momenti di gloria assoluta e riflessioni sincere sulle opportunità di mercato che avrebbero potuto cambiare il suo destino. Poi anche qualche riflessione sui grandi allenatori avuti  e l'infinita ammirazione per Lionel Messi. Con il Mondiale del 2014 che resta comunque il crocevia di una carriera che, ad ora, conta più di 15 trofei. "Quel gol (al 113', ndr) ha cambiato tutto, ma guardando indietro non è stato così semplice. Ero il più giovane, sono finito in panchina dopo le prime partite e ho vissuto un’esperienza diversa: se vinci la finale resti campione del mondo, ma il percorso all'interno del torneo è stato completamente differente".

Il centrocampista tedesco, poi, ha ammesso anche qualche rimpianto sulle scelte di carriera prese dopo l'esperienza al Bayern Monaco conclusa nel 2016. "Forse tornare al Dortmund non è stata la scelta migliore. Avevo altre opzioni in Italia, stavo parlando con la Juventus, e anche due club in Spagna. Purtroppo, però, le squadre italiane e inglesi che mi cercavano in quel momento non giocavano la Champions League, e quella era la mia priorità".

La stima per la Pulga, avversario di una vita, rimane immutata nonostante il peso di quella finale persa dagli argentini. "Messi è unico nel suo genere, è quasi impossibile spiegare come riesca a performare ancora oggi a questo livello. È stato il mio idolo, gli ho chiesto una foto dopo la finale e penso che per lui andasse bene: è l'unica persona che può permettersi di gestire la partita camminando, facendosi trovare pronto nel momento decisivo". Quella foto scattata dopo Argentina-Germania, infatti, è rimasta impressa nella memoria degli appassionati di calcio. 

Infine, l'intervista di Mario Gotze con The Athletic si è conclusa parlando anche del rapporto con gli allenatori avuti in carriera, fondamentali per la sua crescita tattica e umana. In particolare, il tedesco ha parlato di due profili con due approcci totalmente differenti, pvvero Klopp e Guardiola. "Klopp capiva come gestire le persone in modo perfetto, facendoci performare oltre il 100%. Tuchel invece era diverso, un ottimo stratega che ha saputo evolversi nel tempo: al Dortmund era al suo secondo anno e doveva ancora imparare a gestire le dinamiche di un club, ma tecnicamente era molto intelligente".